
L’elemento fondante da cui prende piede questa collezione, l’archè di tutto è quel gesto, gesto quotidiano, gesto che raccoglie l’eleganza del dissetarsi, dell’accompagnare un cibo, del sincopare armonicamente una oziosa conversazione, trasudante rivoli di voluttà, mostrare le mani, schiudere le labbra,
velato elegante erotismo…cogliere quel calice.
Dargli degna corrispondenza, corrispondere a quel bacio, ecco che si fa avanti l’idea di una collezione di calici in argento, i quali debbano emozionare già al contatto, vibrante superficie, preludio al fresco accosto con la bocca, e trasmettere un senso di sottile carnosità.
Aldilà delle forme, dei rapporti volumetrico-ossigenativi e di ogni alto doveroso aspetto tecnico, oltre alla cospicua quantità di temi evasi con il prezioso apporto profuso da professionisti enologici, prima di ogni cosa, ho voluto fermare quel gesto, senza privarlo di quella impalpabile energia, l’archè è appunto questo, percezione soave di fresca brezza, servirsi di un vino per gustarne anche il calice…e dalla mia volontà, con le mie mani ho forgiato un violino per la musica di Bacco e per le labbra di Afrodite…















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